C’è uno strano malinteso che avvolge la figura di Piero Chiara (1913-1986), ed è la comoda gabbia nella quale una critica un po’ pigra e molto incline ai diktat scolastici ha preteso di stiparlo: quella del narratore «di provincia», amabile affabulatore da circolo cittadino, cantore un po’ sonnolento delle paturnie lacustri, dei pretini d’ordinanza e dei libertini da mezza cartuccia col cappello sulle ventitré. Nulla di più falso. Perché Chiara,…
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